Bergoglio, il pugno e la croce

 

 

Geraldina Colotti, 10.07.2015, “Il Manifesto”

 

Bolivia. La seconda tappa del papa in America latina

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Bolivia, Morales e il papa

 © La Presse

 

Evo Mora­les offre un cro­ci­fisso con falce e mar­tello al papa. Lui, un po’ stu­pito, sor­ride. Mora­les alza il pugno chiuso. E’ entrata così nel pieno la seconda tappa del viag­gio di Ber­go­glio in Ame­rica latina. Il papa è in Boli­via e domani par­tirà per il Para­guay. Mora­les ha offerto il cro­ce­fisso “comu­ni­sta” in ricordo del sacer­dote Luis Espi­nal, gesuita, gior­na­li­sta e cinea­sta, ucciso dai para­mi­li­tari il 22 marzo del 1980. Una voce sco­moda dalla parte degli ultimi, quella di Espi­nal, che tutti chia­ma­vano “padre Lucho” e che ha cam­mi­nato a fianco dei comu­ni­sti. Pare sia stato lui a dise­gnare il cro­ce­fisso con la falce e mar­tello. In molti oggi vor­reb­bero vedere Espi­nal bea­ti­fi­cato come mon­si­gnor Oscar Romero, ammaz­zato in Sal­va­dor il 24 marzo dello stesso anno.
Ber­go­glio si è rac­colto in pre­ghiera nel luogo in cui fu ritro­vato il corpo mar­to­riato del gesuita boli­viano: «un fra­tello che cre­deva nel Van­gelo — ha detto — e che il Van­gelo ha ono­rato». Una pre­ci­sa­zione simile a quella che aveva già fatto in pre­ce­denza, durante il dia­logo in Vati­cano con i movi­menti popo­lari. Allora aveva detto: «E’ strano, se parlo di terra, casa e lavoro, c’è chi dice che il Papa è comu­ni­sta: non si capi­sce che l’amore per i poveri è al cen­tro del Vangelo».

All’aeroporto di La Paz, Mora­les ha messo al collo del papa un altro dono sim­bo­lico e signi­fi­ca­tivo: la “chu­spa”, una borsa arti­gia­nale andina che serve a tra­spor­tare le foglie di coca. Un ottimo rime­dio per il mal di altura, visto che La Paz si trova a oltre 3.000 metri sul livello del mare. Un modo, però, di ricor­dare le ori­gini di “Evo”, che viene dal sin­da­cato dei coca­le­ros e che ha fatto di quelle lotte sin­da­cali un punto forte della sovra­nità del suo paese: sot­traen­dolo alla presa delle poli­ti­che nor­da­me­ri­cane basate sulla «lotta al nar­co­traf­fico» e alle impo­si­zioni del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale.
Ber­go­glio ha detto che apprezza i cam­bia­menti pro­dotti nel paese dal socia­li­smo andino e gli sforzi per inclu­dere a ogni livello le mino­ranze. Ha sot­to­li­neato il valore della costi­tu­zione «che rico­no­sce i diritti degli indi­vi­dui, delle mino­ranze e dell’ambiente». Si è ral­le­grato per essere arri­vato in una nazione «che si defi­ni­sce paci­fi­sta, che pro­muove la cul­tura della pace e del diritto alla pace». Quindi, sep­pur con diplo­ma­zia, ha preso posi­zione su un tema poli­tico che sta a cuore a Mora­les: la richie­sta di uno sbocco al mare per la Boli­via, perso dopo la guerra del 1879 con il Cile.
Una disputa che il pre­si­dente boli­viano ha deciso di por­tare alla Corte inter­na­zio­nale di giu­sti­zia, susci­tando le pro­te­ste del Cile. La Boli­via chiede alla Corte di obbli­gare il Cile a discu­tere e a man­te­nere le pro­messe ven­ti­late in diverse occa­sioni. Un tema affron­tato anche di recente da Mora­les in un nuovo incon­tro con la sua omo­loga cilena Michelle Bache­let. Durante il primo man­dato di Bache­let era stata sti­lata un’agenda in 13 punti, poi lasciata cadere dal suc­ces­sivo pre­si­dente di destra Seba­stian Piñera. «Sto pen­sando al mare»,- ha detto Ber­go­glio e ha auspi­cato «un dia­logo franco e aperto per evi­tare con­flitti tra paesi fra­telli. Oggi — ha aggiunto — è tempo di integrazione».

Un papa “boli­va­riano” che lascia inten­dere il suo soste­gno al pro­getto della «Patria grande» sognato dal Liber­ta­dor Simon Boli­var e al quale si richia­mano i pre­si­denti socia­li­sti come Nico­las Maduro in Vene­zuela, Rafael Cor­rea in Ecua­dor — dove il papa ha comin­ciato il suo viag­gio — e lo stesso Mora­les.
Ieri Ber­go­glio è arri­vato a Santa Cruz. Dopo aver cele­brato una messa alla pre­senza di migliaia di fedeli in abiti tra­di­zio­nali, si è recato al Secondo incon­tro con i movi­menti popo­lari, riu­niti per discu­tere di terra, casa, lavoro e inte­gra­zione. In serata — troppo tardi per i nostri orari di chiu­sura — Ber­go­glio ha par­lato ai rap­pre­sen­tanti dei cin­que con­ti­nenti — oltre 1500 — che discu­tono sulle tre T (Tierra, Techo, Tra­bajo).
Ieri, uno dei panel s’intitolava “Techo, la ciu­dad y los movi­mien­tos popu­la­res” (Tetto, la città e i movi­menti popo­lari). «Per­ché molti di noi non hanno un tetto e le case ci sono solo per la ven­dita e la spe­cu­la­zione?», ha esor­dito Vale­rio Lazaro della Con­fe­de­ra­cion Sin­di­cal de Tra­ba­ja­do­res en Costruc­cion di Boli­via, uno dei coor­di­na­tori del panel. E il vescovo bra­si­liano Gui­lherme Wer­lang ha for­nito la sua ana­lisi sulle cause che lasciano senza tetto milioni di esseri umani in tutto il pia­neta: «Solo chi ha soldi può avere una casa — ha detto ripren­dendo i temi dei discorsi papali — per­ché l’esclusione e la disu­gua­glianza è un pec­cato sociale frutto di un sistema infer­nale che venera il dio denaro». Quindi, il vescovo ha esor­tato: «Uniti, con corag­gio vin­ce­remo que­sto dia­volo che è il capitale».

In aper­tura del Secondo incon­tro, pre­ce­dendo il discorso di Evo Mora­les, il car­di­nale afri­cano Peter Turk­son, pre­si­dente del Pon­ti­fi­cio Con­si­glio di giu­sti­zia e pace, ha usato parole ancora più decise: «Il grido, la pro­te­sta e la pres­sione dei poveri sono di vitale impor­tanza per­ché i potenti del mondo com­pren­dano che così non si può con­ti­nuare. La Chiesa vuole ascol­tare e unirsi a que­sto grido. La Chiesa vuole unire le sue mani in que­sto pro­cesso e aiu­tare ogni coo­pe­ra­tiva sociale, ogni comu­nità con­ta­dina… Biso­gna rispet­tare le forme pro­prie di far poli­tica dei con­ta­dini e degli indi­geni, il loro modo di svi­lup­pare l’economia popo­lare e di pro­teg­gere l’ambiente».